giovedì 7 maggio 2015

Internet.org, il progetto di Facebook per donare internet a tutti


L’obiettivo è ambizioso, donare l’accesso ai ⅔ del mondo che non ha accesso ad internet e a tutte le sue comode funzionalità che ha fornito alla società occidentale ed orientale del nostro pianeta, sarebbero: servizi medici e sanitari, didattici e opportunità di crescita per le aziende nei più disparati settori.

Il progetto fu lanciato dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e il 4 maggio hanno rilasciato la loro piattaforma, molti i paesi già coperti come L’india, Colombia, Kenya, il Ghana ed altri.
Internet ha reso le nostre vite migliori, ma c'è un problema, l’80% della società umana non può disporre di questo miracolo del 21o secolo, le ragioni sono diverse: I dispositivi sono molto costosi per le persone che vivono in paesi poveri economicamente, le reti mobili sono poche e troppo lontane tra loro e non riescono a sopportare mole di dati enormi, inoltre le fonti energetiche non sono sufficienti e i contenuti non sono fruibili nelle lingue locali.

Ma non bisogna scoraggiarsi, certo ne una singola azienda ne un singolo governo potrebbero risolvere questi problemi da soli, ecco perché Internet.org ha realizzato diverse alleanze con aziende nel settore tecnologico e distribuzione di rete, ad esempio Samsung, Nokia, Mediatek ed Ericson per la parte hardware e software e Qualcomm per le reti 3G e 4G.

Ora il presidente di Facebook ha rilasciato la piattaforma agli sviluppatori per migliorarne la fruibilità e l’efficienza nella gestione dei dati, sono anche sopraggiunti dei problemi, la questione della net neutrality, alcuni sviluppatori lamentano che i servizi offerti da internet.org sarebbero a carico solo di alcuni siti mentre gli utenti dovrebbero avere molta più scelta nei servizi da cui attingere. La risposta di Zuckerberg non si è fatta attendere troppo: «Accesso significa opportunità e la net neutrality non dovrebbe impedire l’accesso», ha replicato, «abbiamo bisogno di entrambi, non è un internet equo se la maggior parte della gente non può collegarsi».

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