martedì 29 ottobre 2013

La parità tra i sessi crea un nuovo tipo di scolari maschi



Fonte: ScienceDaily.com
Secondo recenti studi norvegesi, decenni di uguaglianza tra i sessi hanno contribuito a cambiare l'educazione dei bambini e la loro percezione di genere.
"Non è che i maschi prima fossero cattivi, e ora sono buoni," dice Stian Overå.
"Rispetto alle precedenti ricerche svolte nelle classi, però, ho verificato un cambiamento nel modo in cui i ragazzi si rapportano alle emozioni. Per loro, andare sul personale e parlare di sentimenti non è più un problema o “una cosa da femmine”. Anzi, è diventato quasi ambito. E considerano più importante essere gentili che essere forti."
Overå, un antropologo sociale, ha recentemente discusso la sua tesi di dottorato sul genere nelle scuole elementari. Per un anno intero ha seguito due gruppi di alunni di età compresa tra i 6 e i 12 anni in una scuola elementare moderna in un sobborgo di Oslo. La zona non ha un profilo nettamente proletario o borghese. Circa il 15 per cento degli alunni non è di lingua madre norvegese.


  • Puntare alla parità tra i generi funziona
Molto di quello che Overå ha riscontrato era già emerso da precedenti ricerche. Il suo studio riferisce del comportamento stereotipato dei sessi, come ad esempio le femmine che preferiscono giocare in coppia ed essere “migliori amiche”, e i maschi che giocano in gruppi più grandi e hanno gerarchie ben visibili e un chiaro leader.
Ma i maschi studiati da Overå si comportano diversamente da quelli descritti negli studi precedenti, al punto che se ne parla a ragione come di un vero e proprio cambiamento nel comportamento maschile.
"Puntare alla parità tra i generi funziona", afferma Overå.
"I ruoli dei sessi nei paesi nordici stanno cambiando. Diversi nuovi studi nordici hanno dato risultati simili. Mentre una volta i comportamenti maschili e femminili erano radicati nelle tradizioni, oggi c’è una maggiore flessibilità".

  • Un grattino alla schiena
Overå ha osservato che i bambini di età compresa tra i 6 e gli 8 anni hanno un atteggiamento più rilassato nei confronti dei sentimenti e del contatto fisico. “Contatto positivo” figurava tra le attività scolastiche quotidiane di questi ragazzi allo scopo di abituarli al contatto reciproco, affinché si creasse un senso di appartenenza a un gruppo in cui ci si poteva toccare e accarezzare, indipendentemente dal grado di conoscenza reciproca e dal genere.
"Agli alunni è piaciuto molto. Non è stata affatto una cosa forzata”, osserva Overå.
"I bambini più piccoli si scambiavano grattini alla schiena e si tenevano per mano durante l’intervallo".
Quando Overå ha raccontato dell’esperienza "Contatto positivo" a un gruppo di ricercatori dell'Università di California-Berkeley, questi sono rimasti sbalorditi.
"Non è un caso che queste tendenze si siano sviluppate in Norvegia o in altri paesi nordici," dice il ricercatore.
"Penso che i cambiamenti che ho osservato siano ricollegabili agli ideali nordici di uguaglianza tra i generi e alle misure introdotte fin dalla scuola materna".

  • Ragazzi premurosi
I ragazzi più grandi, di età compresa tra i 9 e i 12 anni, non avevano un atteggiamento così rilassato verso il contatto fisico. Dovevano stare in guardia per timore di essere chiamati "gay".
Ciò nonostante, sia i ragazzini più piccoli che i più grandicelli erano premurosi gli uni verso gli altri.
Altri studi hanno trovato che l’interagire tra i maschi è caratterizzato da atteggiamenti grezzi, dall'aggressività e dall'infrazione delle regole. Al contrario, i gruppi di ragazzi osservati da Overå erano amichevoli, comprensivi e gentili. E parlavano dei loro sentimenti.
"I maschi non sono aggressivi o emotivamente limitati. Anzi, nella mia esperienza in varie occasioni i ragazzi hanno parlato in modo aperto e sensibile delle ragazze per le quali avevano una cottarella, delle proprie difficoltà a casa, dell'ansia e delle aspettative per il futuro", dice Overå.
"Quando un bambino si aspriva, gli altri cercavano di sostenerlo, condividendo racconti simili di paura o di vulnerabilità".

  • Forti e gentili
C'erano anche un sacco di giochi di lotta e altre prove di forza, soprattutto all'inizio dell'anno scolastico, prima che si stabilissero le gerarchie.
"I ragazzi si organizzano in una gerarchia con un chiara linea di comando e una differenziazione di ruoli rispetto alla leadership. Questo potrebbe essere interpretato come un segno di aggressività. Io l’ho percepito più come un gioco e una forma di contatto amichevole”, dice Overå.
Chi era dotato di forza fisica, sapeva giocare bene a calcio e aveva un look alla moda poteva guadagnarsi dei bei punti in popolarità! Ma il fattore determinante per assicurarsi una buona posizione nella gerarchia dei ragazzi era l’essere un ragazzo ‘a posto’ – gentile, divertente, estroverso e rilassato: uno con una bella personalità.


  • L'importanza del capello gellato
Tuttavia, la posizione di un ragazzo nella gerarchia determina la sua libertà di manovra, ad esempio il grado di intimità fisica o il prestigio di figura alla moda che gli verranno riconosciuti.
"La paura di essere chiamato 'gay' agisce come la kryptonite sul tentativo dei ragazzi di costruire la loro mascolinità", spiega Overå.
E così i ragazzi che si curavano poco del proprio aspetto rischiavano di essere chiamati infantili, noiosi o nerd. Quelli che se ne occupavano troppo rischiavano di essere bollati come effeminati o gay. Due dei ragazzi più cool usavano l’eye liner.
"La loro mascolinità ed eterosessualità non è mai stata messa in discussione", dice Overå.
Per un ragazzo meno popolare, tuttavia, era meglio evitare di imitarli. La regola generale era che i ragazzi non si truccano, ma è giusto che si acconcino i capelli.
"Quando si tratta di estetica i ragazzi hanno meno carte da giocarsi rispetto alle ragazze, e così i capelli diventano un argomento sacro", aggiunge Overå.
In un'intervista di gruppo, i ragazzi hanno raccontato di quando un 'insegnante fico' aveva permesso loro di mangiare la torta in classe durante la lezione di economia domestica. "Mi ricordo! E’ stato il giorno che non avevo messo il gel nei capelli!" ha esclamato uno dei ragazzi. Il ricercatore è stato preso alla sprovvista, e il ragazzo ha spiegato: gli altri lo avevano talmente tormentato che ha imparato a non andare mai più a scuola senza il gel nei capelli.
"Non è una novità che i ragazzi si preoccupino del proprio corpo e del proprio aspetto. La vera novità sta nella misura di questa preoccupazione. Ne parlano molto, e in privato ci mettono un grande impegno", spiega Overå.

  • Modelli di ruolo ‘metrosexual’

Lo studio ha rivelato che un corpo forte, atletico e ben definito era molto ambito dai ragazzi più grandi, che ne parlavano incessantemente nello spogliatoio. Uno di loro aveva letto che la stella del calcio Cristiano Ronaldo faceva 3000 addominali al giorno, e si era messo a fare esercizi tutte le sere. Riteneva che i suoi addominali fossero già più pronunciati, e ha sollevato la camicia con orgoglio per mostrarli agli altri ragazzi.
"Per i giovani d’oggi è giusto provare nuovi modi per esprimere la propria mascolinità, al pari di idoli metrosexual come Ronaldo e David Beckham, che hanno le proprie linee di prodotti per capelli e di intimo maschile. Un comportamento diverso rispetto a 20 anni fa, quando i modelli di ruolo erano più tradizionalmente maschili”, dice Overå.

  • Il successo senza sforzo
I ragazzi si devono occupare del proprio corpo e del proprio aspetto, ma senza darlo a vedere. Allo stesso modo, devono andare bene a scuola, apparentemente senza dare importanza alla cosa e senza impegnarsi.
“Il loro ideale era avere successo senza sforzo”, dice Overå.
"Di nascosto, i ragazzi si impegnavano parecchio sia per il proprio aspetto che per il rendimento scolastico. Molti di loro lavoravano parecchio a casa ma prima di un test, ad esempio, sostenevano di avere studiato solo cinque minuti. Dovevano nascondere quanto fosse importante per loro avere un bell'aspetto e dei buoni risultati a scuola e quanti sforzi facessero in questo senso".

  • Il problema dei ragazzi
L’argomento della tesi di Overås' è il genere in quanto tale, ma ha scelto di concentrarsi soprattutto sui maschi per due motivi: nella letteratura della ricerca scolastica si è dato poco spazio alle descrizioni della vita e del punto di vista maschili, e la società odierna è particolarmente preoccupata per la condizione dei ragazzi a scuola e nella società in generale.
Il dibattito sui ragazzi perdenti nella società della parità tra i sessi e della femminilizzazione della scuola è iniziato nel 1990, ed nel nuovo millennio è stato dominato dalle storie dei ragazzi che vanno male a scuola.
Ma secondo Overå le differenze in ambito scolastico, specialmente quando si tratta di rendimento, hanno più a che fare con l’estrazione socio-economica del ragazzo. Il fatto che le ragazze abbiano un rendimento scolastico leggermente migliore dei ragazzi è risaputo dagli anni cinquanta, quando ebbero inizio questi studi. Le preoccupazioni per i maschi sorsero solo quando le ragazze iniziarono a mantenere questo vantaggio anche ai livelli educativi più avanzati.

  • La maggiore importanza della classe socio-economica
"E’ un errore permettere che la discussione si concentri principalmente sul genere. Infatti gli studi qualitativi e quantitativi svolti su larga scala dimostrano che i voti a scuola sono influenzati in modo molto più significativo dalla classe socio-economica che dal genere", sostiene il ricercatore.
I dati raccolti da Overås' confermano i risultati degli studi precedenti, cioè che le ragazze gestiscono gli impegni scolastici meglio dei ragazzi. Più ragazze che ragazzi sono state spostate a corsi più avanzati nelle materie scolastiche in cui questo era possibile.
"Ma i miei studi hanno dimostrato chiaramente che l’estrazione sociale aveva un impatto sul rendimento maggiore del genere degli allievi", dice Overå.
"È limitativo parlare di differenze di rendimento scolastico solo in base al genere. Come ci sono ragazzi che vanno molto bene, ci sono ragazze che fanno fatica. Usare il sesso come spiegazione è discriminatorio per entrambi i sessi".

Fornito da Kilden
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Traduzione verso l’italiano di Sarah Jane Webb

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