venerdì 5 aprile 2013

Pari diritti ed educazione delle donne come fattore chiave per evitare il collasso della civiltà

Traduzione di Andrea Taeggi, Enzo Truppa e Daniel Iversen

Anne Ehrlich, ricercatrice capo e suo marito, Paul Ehrlich, professore “Bing” (titolo onorifico elargito alla Standford University, ndt), di Studi sulla Popolazione e membro di rilievo al Woods Institute per l’Ambiente. Il reportage appena pubblicato dai coniugi Ehrlich offre un piano d’azione per evitare il collasso della civiltà.
Nel corso della storia, tutte le grandi civiltà umane hanno attraversato periodi di crisi significative, e sebbene i risultati di queste crisi siano stati diversi, dalla totale estinzione (i Maya) alla depressione e successiva ripresa (Cina), ogni tracollo è avvenuto su scala regionale. Oggi, si sono assommati una varietà di problemi che spingono la civiltà globale verso il collasso.
La spinta principale verso il collasso, stando ai biologi della Stanford Paul e Anne Ehrlich, viene dalla sovrappopolazione e il consumo sfrenato da parte dei benestanti. Gli effetti collaterali delle abitudini che hanno permesso agli esseri umani di prosperare si sono accumulati, mettendo a dura prova l’ecosistema del pianeta e ciò minaccia di avere un impatto negativo sulle generazioni future.


Malgrado questa lugubre prospettiva, i due ricercatori offrono delle linee guida per evitare il totale collasso della società, enfatizzando che garantire pari diritti alle donne su scala globale sarebbe un primo passo fondamentale. L’analisi dei coniugi Ehrlich - le cui conclusioni sono state sottoposte alla revisione di un gruppo di rinomati biologi e sociologi - è corredata da fonti provenienti da più di 150 pubblicazioni scientifiche sulle condizioni di vari sistemi della Terra. E’ stato pubblicato online l’8 gennaio su Proceedings of the Royal Society B.

Il principe Charles d’Inghilterra, un ambientalista dichiarato che ha espresso con franchezza i pericoli del un cambiamento climatico, ha elogiato il resoconto dei due studiosi.

“Il reportage di Paul e Anne Ehrlich è un promemoria tempestivo e urgente su come il collasso delle civiltà nel passato sia stato causato dalla degradazione dei benefici forniti dalla Natura e su come quel processo si stia ripetendo anche al giorno d’oggi, su scala globale”, ha scritto il principe del Galles sul suo sito internet. “I benefici forniti dalla Natura sostengono interamente lo sviluppo economico mondiale. Abbiamo, infatti, tutti gli strumenti, le risorse e le conoscenze per evitare il collasso da cui questa relazione ci mette in guardia, ma solo se agiamo con fermezza ora. Meglio non pensare a come andrebbero le cose altrimenti. Alcuni studi sugli effetti dell’impronta ecologica del pianeta indicano che mantenere i 7 miliardi di persone di oggi agli stessi standard di vita richiederebbe approssimativamente mezzo pianeta in più (oppure, da 4 a 5 pianeti in più se tutti i cittadini del pianeta consumassero al livello degli Stati Uniti).

Proiezioni sulla popolazione umana stimano che quest’ultima raggiungerà i 9.6 miliardi verso la metà di questo secolo. Una tale crescita aggrava il problema del consumo, perché ogni persona che si aggiunge sul pianeta richiede una più grande porzione di risorse naturali della persona che è venuta prima. Questa tendenza non lineare risale all’inizio della civiltà umana: in seguito alla crescita delle popolazioni attorno a valli fluviali ricche di terra, gli esseri umani furono obbligati a coltivare terreni più marginali ed ebbero bisogno di più risorse - terra, fertilizzanti, energia, etc. - per produrre le stesse quantità di cibo.

“I prossimi 2.5 miliardi di persone produrranno più danni dei 2.5 miliardi che si sono aggiunti dagli anni ‘70” dice Paul Ehrlich, professore di biologia e presidente dello Stanford's Center for Conservation Biology, “poichè la gente usa prima le risorse più abbondanti e più facilmente accessibili”.
Ci sono segnali di speranza che gli sforzi della tecnologia - come il miglioramento delle tecniche agricole, la sostituzione dei combustibili fossili con soluzioni energetiche innovative e la riduzione dell’effetto serra - possano soddisfare le esigenze delle generazioni future, riferisce lo studioso, “ma non si può salvare il mondo solo con la speranza”.
Invece che tentare di rendere il pianeta accogliente per questi 9.6 miliardi di persone, gli autori indicano che alcuni scienziati stanno studiando come diminuire il tasso di natalità in maniera benevola, così da abbassare il numero a 8.6 miliardi e successivamente moderare i consumi, adeguandosi alle capacità di carico della terra.

“È proprio questo che sta minacciando le vite dei nostri nipoti”, dice il ricercatore.

La migliore soluzione per evitare un collasso, riferisce Ehrlich, è garantire pari diritti alle donne in tutto il mondo. “Questo ci permetterà di beneficiare delle loro risorse intellettive per risolvere tali problemi”, dice. “E degli studi hanno mostrato che quando si garantisce alle donne pari diritti, queste tendono a fare meno figli, il che aiuterà a frenare i tassi di natalità. Dobbiamo anche dare accesso gratuito a metodi contraccettivi a tutti gli essere umani sessualmente attivi.

La società moderna ha mostrato una certa abilità nell’affrontare problemi che minacciano le generazioni future - minimizzando i rischi di un conflitto nucleare, ad esempio - ma ci sarà bisogno di sociologi e scienziati naturalisti, attivisti e specialmente politici per poter coordinare uno sforzo collettivo e promuovere il cambiamento delle persone. Prestare assistenza a questo coordinamento è un obiettivo centrale della emergente Millennium Alliance for Humanity and the Biosphere di Stanford.
“Una delle cose più tristi è che la comunità scientifica ha ormai da qualche tempo descritto nel dettaglio i fattori ambientali che ci porterebbero al collasso, ma la società non ha risposto”, dice Ehrlich. “Dopotutto, negli Stati Uniti si sono appena svolte le presidenziali, dove i problemi cruciali con cui la società deve fare i conti non son stati parte del dibattito. Al contrario, il centro dell’interesse è stato sui problemi finanziari, facilmente risolvibili aprendo la negoziazione tra le persone. Non si può negoziare con la natura.”

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