lunedì 11 febbraio 2013

La fine della crescita

Fonte
Traduzione di Andrea Taeggi e Vincenzo Barbato

Per gran parte della storia dell’umanità, il reddito medio globale è ammontato a circa 1$ e 2$ al giorno e la crescita del reddito è stata superiore allo zero solo in maniera marginale, mediamente attorno allo 0.033% annuali, dall’anno 0 al 1868 e probabilmente anche meno durante i millenni precedenti. Tra il 1868 e il 1968, tuttavia, la crescita del reddito reale pro capite incrementò improvvisamente di quaranta volte toccando l’1.43% l’anno e nel periodo in cui io nacqui la media del reddito pro capite nel mondo aveva raggiunto circa 10 $ al giorno. Nel corso della mia vita, la crescita del reddito è stata mediamente di 1.96 %, il che implica che la media pro capite del PIL nel mondo sia ora superiore ai 20 $ giornalieri. Il tasso di crescita ha continuato ad incrementare costantemente, raggiungendo una media di circa 2.94% all’anno, nella prima decade di questo secolo. Un tale tasso di crescita non ha precedenti nella storia della nostra specie.

La domanda cruciale è: la crescita continuerà a questa velocità e forse addirittura accelererà? Oppure l’intensificarsi della crescita negli ultimi 150 anni è solo un’anomalia che sta volgendo al termine?


Si tratta di una domanda incredibilmente importante. Un mondo dove la crescita continuasse ad un passo di quasi il 3% l’anno per i prossimi secoli avrebbe un aspetto diverso da un mondo in cui i tassi di crescita fossero stagnanti. Nello scenario della crescita continuativa, la media del PIL mondiale sarebbe sopra i 5000$ al giorno nell’anno 2200 (inimmaginabilmente ricco), mentre se la crescita ristagnasse alla fine del secolo, il guadagno sarebbe solo di circa 40$ al giorno (come il Portogallo ora). Anche la pressione sul nostro ambiente sarebbe diversa nei due scenari.

In una recente edizione del NBER, il prof. Robert Gordon della Northwestern University sostiene che la crescita della produzione, almeno negli Stati Uniti, potrebbe decelerare durante il prossimo secolo, raggiungendo livelli trascurabili. Gordon nota come la crescita sia spinta dalla scoperta e dal conseguente sfruttamento delle nuove tecnologie (come l’elettricità, i motori a combustione interna, le tubature, il sistema fognario e le comunicazioni tecnologiche), ma che gli effetti della crescita di queste invenzioni non sono infiniti e che abbiamo già raccolto la maggior parte dei loro frutti.
Ad esempio, Gordon osserva che la velocità dei trasporti si è evoluta dall’uso del cavallo a quella dei jet, ma non ha visto miglioramenti significativi negli ultimi 50 anni. E sebbene la recente rivoluzione dell’informazione abbia portato una grande varietà di avvincenti
mezzi di intrattenimento e di comunicazione, gli effetti sulla produzione sono stati limitati.

Ammetterò che forse gli Stati Uniti sono un poco in decadenza al momento, ma penso che il mondo in generale abbia ancora una grande quantità di potenziale di crescita, che ci siano molte innovazioni rivoluzionarie e molta crescita nei giorni a venire (nel bene e nel male).

Le innovazioni nel corso dei prossimi secoli sono ovviamente impossibili da prevedere. Ma in questo articolo vorrei introdurre ameno alcune argomentazioni in favore di un’innovazione continuativa, se non aumentata.

Primo, grazie alla rivoluzione dell’informazione a cui il prof. Gordon non ha pensato molto, siamo praticamente riusciti a sguinzagliare ed integrare il potere intellettivo di diversi miliardi di persone, che in precedenza erano stati esclusi dal contribuire allo sviluppo locale e globale.
Una delle manifestazioni di questa nuova democratizzazione del sapere è “TED talks”: un idea brillante presentata gratuitamente al mondo ogni giorno. Altre iniziative con scopi simili sono: Wikipedia, Khan Academy e Coursera, dove si può imparare quasi qualsiasi cosa gratuitamente. Questa massiccia fertilizzazione incrociata di idee che attraversano diverse discipline e regioni geografiche è destinata a stimolare l’innovazione.

Secondariamente, le nostre recenti acquisizioni scientifiche su come leggere, capire e modificare i geni ci dicono che stiamo rasentando una rivoluzione della genomica.
Nonostante ci siano di certo alcuni problemi di carattere etico e pratico da risolvere, avremo presto l’abilità tecnica di fornire cure personalizzate per quasi ogni malattia, triplicando l’aspettativa di vita ancora una volta. Saremo presto capaci di creare cibi gustosi e nutrienti che non richiedano l’uso di pesticidi e che tollerano una vasta varietà di condizioni climatiche. E saremo presto in grado di usare i batteri per produrre carburanti dall'anidride carbonica e dalla luce del sole, fornendo una soluzione semplice ad alcuni problemi seri e minacciosi (cfr. il brillante TED talk di Barry Schuler: Genomics 101).

Sono convinta che abbiamo ancora un enorme potenziale di crescita, ma penso anche che dovremo ridefinire cosa intendiamo per crescita, non riferendoci solo alla tradizionale crescita del PIL, ma ad una misura migliore di “reale progresso” che includa impatto ambientale, accumulo del capitale umano, felicità ed altri altri importanti aspetti che sono al momento trascurati. Forse la più grande rivoluzione risiederà nel modo in cui facciamo uso della futura crescita della produzione. Se saremo intelligenti, non la useremo solo per produrre e consumare ancor più, creando montagne di rifiuti in costante crescita. Una volta diventati così produttivi da guadagnare 5000$ al giorno, non ci sarà alcun bisogno di lavorare 40-50 ore a settimana. Forse lavoreremo solo qualche ora di mattina ed investiremo il resto del giorno nello studio, giocando con gli amici, esplorando mondi virtuali, facendo sport, essendo creativi, facendo giardinaggio, diventando volontari per una giusta causa o qualsiasi altra cosa ci dia un reale piacere.

Dando tempo al tempo, non c’è niente di tanto potente come l’ingegno umano e il potere dell’interesse multiplo.

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