giovedì 7 febbraio 2013

I soldi non sono sempre un valido incentivo per lavorare


di Tiziana Ronchietto
L’uomo è un massimizzatore di ideali, non di profitto!
Al contrario di quello che comunemente si pensa, il denaro non crea un valido meccanismo motivazionale.
Una ricerca di anni svela la sorprendente verità su cosa realmente ci motiva e smentisce clamorosamente il luogo comune che vede l’uomo facilmente manipolabile, prevedibile e portato a produrre risultati direttamente proporzionali al compenso.

È stato fatto un eloquente esperimento su un gruppo di studenti del MIT: venivano proposte delle prove di vario genere e il loro superamento era incentivato da tre livelli di compenso in denaro (basso, medio, alto) proporzionato alle prestazioni; praticamente veniva messo in atto il paradigma socio-economico che ci domina e che sembra essere l’unico possibile per far funzionare la società.
Ebbene, solo i compiti meccanici, ossia quelli elementari e lineari, hanno risposto positivamente allo stimolo “denaro”, ma per tutte le attività che comportavano il funzionamento delle capacità cognitive, ovvero un coinvolgimento personale concettuale e creativo, il meccanismo ricompensa/prestazione falliva miseramente e addirittura si invertiva (più alta era la ricompensa minori erano i risultati).

La prova venne ripetuta a Madurai, una cittadina rurale dell’India, un contesto sociale completamente diverso dal precedente.
Risultato: chi aveva avuto l’offerta del compenso medio non aveva fatto meglio di chi si era visto proporre il compenso più basso, ma, la cosa strabiliante fu che chi aveva avuto l’offerta del premio più alto aveva prodotto i peggiori risultati di tutti.
Il test è stato ripetuto molte volte (sempre con identici risultati) ed ha quindi valenza scientifica.

Tutto questo sembra bizzarro? La situazione della nostra società, guidata dalla legge economica dell’incentivo monetario, non riconferma forse perfettamente il risultato del test?
Si scopre ufficialmente che i migliori risultati, nonché la maggiore soddisfazione personale (qualcuno la chiama anche felicità…) sono raggiunti grazie a tre fattori:
Autonomia (decidere da soli), Padronanza (la spinta a migliorarsi), Scopo (dare il proprio contributo a qualcosa che abbia un significato profondo).
Sono le finalità elevate a rendere talentuose e felici le persone e a far fiorire e prosperare le organizzazioni (se volete ancora chiamarle “aziende”).
Bisogna assolutamente acquisire e diffondere la consapevolezza che abbiamo un istinto profondo volto ad imparare, migliorarci e perfezionarci se solo si smette di essere manipolati col denaro e se si viene trattati come persone… È SCIENZA!

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