martedì 27 marzo 2012

L’automazione cambierà il mondo prima di quanto pensiate.

Traduzione a cura di Vinvenzo Barbato, Daniel Iversen e Juan Matus.

The Lights in the Tunnel (le luci in fondo al tunnel) di Martin Ford esplora le implicazioni della crescente automazione nel mondo del lavoro.
Il libro inizia con un preambolo sull'economia mondiale e di come essa cambierà all'aumentare dell'automazione, che a sua volta eliminerà il lavoro umano.
Con una logica efficace e alcune indiscutibili evidenze, nel libro vengono fatte notare alcune credenze comuni. Questo non è qualcosa che possiamo permetterci di ignorare.
Anche senza gli attuali rapidi progressi nella tecnologia o nel campo dell’intelligenza artificiale, l'automazione sta per avere effetti significativi sulla società, e accadrà prima di quanto pensiate.

  • La realtà dell’automatione
Qui non si tratta di fantascienza. Racconti bizzarri su androidi intelligenti che realizzano ogni nostro desiderio sono le ultime delle nostre preoccupazioni.
L'automazione è fatta per sostituire i lavoratori in molte aree con minimi progressi tecnologici.
Gran parte di queste sostituzioni sono semplicemente una questione di pianificazione.
Col profitto come incentivo è solo una questione di tempo.
Magari potreste anche essere rassicurati dalla convinzione che "i robot non riescono a fare tutto", oppure che fino al giorno in cui non prenderanno tutto il lavoro, o forse proprio il vostro, non dovete preoccuparvene.
Sbagliato.
L'intero sistema consumistico dipende dalla maggioranza che ha un posto di lavoro. Vi è infatti un punto di svolta, un punto in cui non ci saranno abbastanza persone con un reddito per sostenere il nostro attuale sistema.
  • Il punto di svolta
In assenza di acquirenti, non ci possono essere venditori. La mancanza di fiducia dei consumatori si tradurrà in minor domanda e le imprese saranno meno propense ad assumere altro personale. L'economia si imbarcherà in una spirale di disoccupazione.
Questo, ovviamente, non è solo un problema per il lavoratore medio, ma anche per l'élite ricca, che non avrà più un mercato da portare avanti per fare la sua fortuna.
Non solo avere un minor numero di lavoratori è un danno per l'economia, ma con un calo massiccio delle entrate fiscali sul reddito, anche i servizi pubblici sono destinati ad essere duramente colpiti dallo tsunami della disoccupazione.
Nessuno sarà al sicuro. Nemmeno i lavori sottopagati in paesi come India e Cina potranno sostenere il livello di crescita una volta che l'automazione sarà una parte considerevole, sia perchè, in primo luogo, fanno affidamento sulla prosperità dell’Occidente, ma anche perché il loro lavoro sarà soggetto all'automazione, sia a casa loro che nei paesi sviluppati.
Poi c'è l'idea sbagliata della "fallacia luddista", la convinzione che l'economia creerà nuovi posti di lavoro e l’avanzare della tecnologia continuerà a creare nuove industrie per i lavoratori sfollati.
Martin Ford argomenta in ultima analisi, che l’incremento dell’automazione invaderà molte di quelle industrie che tradizionalmente sono affollate di manodopera. Egli sostiene, inoltre, che eventuali nuove industrie create con i suddetti progressi, probabilmente non avranno molto lavoro umano, si concentreranno maggiormente sul capitale e attrezzature costose: prendete come esempio il personale estremamente ridotto di Google rispetto al suo reddito.
Pertanto, il nostro destino è segnato: l'idea che ogni persona debba "guadagnarsi da vivere con il sudore sulla fronte" è del tutto obsoleta e, ironia della sorte, è il capitalismo che ci ha portato a questa transizione.
  • $chiavitù
C’era un punto interessante nel libro: il concetto di "lavoro libero".
La tratta degli schiavi in ​​America è andata avanti per oltre 200 anni. Ha reso gli schiavisti ricchissimi, aldilà delle loro aspettative, mentre i bianchi poveri, incapaci di competere contro il “lavoro libero”, vivevano in condizioni di estrema povertà. Ma come ha fatto questo sistema a perpetuare per 200 anni con tale povertà? Bene, le colonie di schiavi si basavano sulle esportazioni. C'era un flusso costante di nuovi capitali dall'estero.
Un sistema che dipende dalle risorse esterne può solo aumentare la prosperità finché queste saranno abbondanti. Oggi noi viviamo nell'illusione di una negoziazione separata tra paesi, ma in sostanza, il mercato è tutto il mondo, quindi in realtà non c'è nessuno a cui esportare. In questo caso, lo “sviluppo” può provenire solo dall'interno del sistema, con un maggiore uso delle risorse limitate della Terra, ivi compreso il lavoro.
Oggi, gli schiavi siamo noi. Anche se veniamo pagati, i nostri soldi sono un semplice mezzo per guidare il sistema del consumo. Questo è ciò che permette ai produttori di crescere e all'inzio suonava come una cosa buona. In sostanza, le multinazionali ci danno valore.
Il problema diventa evidente quando ci rendiamo conto che il sistema dipende da noi più di quanto noi dipendiamo dal sistema.
Il lavoro delle classi lavoratrici alimentano questo apparato. E' per questo, in effetti, che siamo costretti a lavorare.
Abbiamo bisogno di consumare per vivere, ma per consumare dobbiamo lavorare. Questo sistema, in cui i produttori sono anche i consumatori, per funzionare si basa su se stesso per funzionare. La produzione guida il consumo e viceversa. Rompete questo ciclo e il sistema diverrà inefficiente.
  • Un mondo senza lavoro
L’automatizione separerà la produzione dal consumo. I beni potranno ancora essere prodotti, senza tuttavia che ci sia un modo per permetterceli, dato che non avremo posti di lavoro.
Come possiamo avere produzione se non c'è nessuno che consuma?
Mentre Martin Ford fa un grande lavoro nell’individuare i problemi dell’automazione per l'economia attuale, la maggior parte delle sue soluzioni sono fondamentalmente errate. Un suo suggerimento è un sistema di governo welfare alla "Robin Hood", che tassa i produttori per consentire alle persone di continuare a consumare. Ford afferma che anche il libertario più incallito dovrà concordare con questo, in quanto senza questa riforma, non ci sarà mercato al quale ogni azienda potrà vendere i suoi beni.
Egli spiega, inoltre, che in questo sistema ci sarebbero ancora incentivi per le persone a far del bene per la società e il capitalismo continuerebbe a premiare coloro che diventano i migliori produttori.
Tuttavia, appare subito chiaro che nelle soluzioni suggerite dall’autore molti dei problemi del capitalismo (crescita inarrestabile, comportamento in sé aberrante, ricchezza distruttiva, ecc) non vengono ancora affrontati.
Inoltre, la sua argomentazione si basa sulle ipotesi che il consumo sia necessario per la crescita e che questa sia necessaria al progresso. Questa è una visione molto ristretta. Credere che il consumo sia un fattore necessario al progresso è un presupposto sterile, e come sappiamo tutti, la crescita per il bene della crescita è un’ideologia cancerogena.
Indipendentemente dai suggerimenti di Martin Ford, non possiamo ignorare la più urgente implicazione della separazione del lavoro dal ciclo “produzione/consumo”, ovvero l'eliminazione del presupposto che tutti debbano lavorare .
Si tratta di un concetto profondo che avrà implicazioni significative sulla società. Senza un lavoro, come si fa a sopravvivere? Se non tutti lavoreranno, perché dovrebbe farlo una fetta della società? Non sarebbe giusto se qualcuno avesse un impiego salariato e altri no.
Che cosa facciamo quando la mancanza di lavoro si combina con la tecnologia e rimuove il nostro obbligo a lavorare?
Ad esempio quando i nostri servizi essenziali saranno alimentati gratuitamente da fonti di energia rinnovabili, quando ci saranno aziende agricole ed edìli completamente automatizzate e altro ancora, dove quindi le masse si renderanno improvvisamente conto che l’impiego non sarà più obbligatorio, vedremo un vicino e istantaneo collasso dell’economia basata sul lavoro.
Questi imminenti punti critici ci costringeranno a ripensare al ruolo degli esseri umani nell'economia. Questa è forse la questione più urgente nella nostra transizione verso un nuovo tipo di economia.
Fortunatamente, il mondo sta cambiando. Sta cambiando velocemente. Stiamo vedendo sempre più possibilità, innovatori, idee emergenti. Internet sta completamente aprendo nuovi scenari sui paradigmi economici. I movimenti si stanno formando affinché non partecipino più al sistema economico attuale. La tecnologia permette agli utenti di manipolare il sistema per i propri fini. Alcuni hanno suggerito l'eliminazione del denaro.
Lo spostamento verso un nuovo sistema, uno in cui produttori e consumatori non sono la stessa cosa e in cui i lavori non sono più obbligatori, è già in corso.
Cosi come la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra occupazione lavorativa, è fondamentale che questo passaggio avvenga dal basso.

Link a supporto dell'articolo.
http://goo.gl/Hc6uJ
http://goo.gl/tYWRK
http://goo.gl/CTRzh
http://goo.gl/GXjbl
http://goo.gl/zxFbz
http://goo.gl/w1dz3
http://goo.gl/h0UN9
http://goo.gl/OaD8b
http://goo.gl/cKtjM
http://goo.gl/69P7R
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http://goo.gl/USR2u
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