mercoledì 25 agosto 2010

Lettera al sindaco di Casoria Stefano Ferrara contro la centrale a biomassa


Evento Facebook
Inviare questa mail a quest' indirizzo: sindaco@comune.casoria.na.
it
CONDIVIDI

Sig. Sindaco,

...Apprendo con preoccupazione che nei prossimi giorni inizierà la costruzione di una centrale elettrica alimentata a biomasse (oli vegetali) in zona Lufrano ad Arpino.

Vengo a sapere che il permesso a costruire è stato concesso dalla Regione Campania nel 2008 anche con il parere positivo dei dirigenti all’ambiente e all’urbanistica del Comune di Casoria senza che ne fosse informato il Consiglio comunale.

Sono contrario come casoriano e come cittadino del mondo alla proliferazione di centrali alimentate da biocarburanti a “filiera lunga”. Oltre all’inconveniente di causare nel territorio in cui sorgono emissioni non propriamente ecologiche, ne comportano uno ancora più grave: la deforestazione di enormi aree in paesi poveri. Attualmente sono previsti incentivi in favore di chi costruisce centrali di questo tipo.

Sarebbe opportuno riservare gli incentivi unicamente a chi costruisce centrali a “filiera corta”, in altre parole alimentate da combustibili prodotti entro 70 km dal luogo in cui sorge l’impianto. Questa soluzione evita nei paesi del Terzo Mondo gli effetti negativi accennati sopra e ne produce di positivi sul territorio nazionale perché incoraggia investimenti e sforzi nel settore che si occupa di produrre i biocombustibili, con notevoli benefici per le foreste, che vengono curate di più e gestite in maniera razionale, e per il mercato del lavoro.

Le grandi centrali come quella prevista dall’Arin ad Arpino hanno dimensioni che rendono indispensabile l’uso di combustibili provenienti da angoli lontani del mondo. In alcuni casi la loro costruzione può essere motivata prevalentemente dagli incentivi statali.

L’olio di palma (combustibile della centrale di Arpino) è al centro di fortissime contestazioni da parte di grandi organizzazioni ambientaliste, ma anche da parte di comunità e di amministrazioni locali italiane.

L’olio di palma, questo è accertato, causa la deforestazione di immense aree (soprattutto in Indonesia). Questo riduce la produzione mondiale naturale di ossigeno. E aumenta quella di anidride carbonica, visto che per deforestare spendendo il meno possibile e facendo più presto che si può s’incendiano le foreste. In altri casi si smette di coltivare la terra per fini alimentari. E questo in regioni dove il cibo non abbonda!

Da questo punto di vista si può paragonare l’energia prodotta bruciando olio di palma alle pellicce di foca: a non sapere da quale animale provengono e quali metodi sono adoperati per prenderle non ci si rende conto che dietro a ogni pelliccia c’è violenza. Allo stesso modo un Megawatt di energia ricavata dall’olio di palma non è per nulla più “etico” di uno ricavato dal petrolio. Semplicemente è conveniente per qualcuno.

Oggi tutti siamo disposti a favorire le energie cosiddette “alternative”, “rinnovabili”, “sostenibili”. L’importante è non farsi abbindolare e non dimenticare che lo speculatore cambia rapidamente pelle e sa, se vuole, presentarsi come un amico dell’ambiente.

L’opinione pubblica ha il diritto di sapere dove si pensa di acquistare il 100% del combustibile, e le Autorità hanno il dovere di fermare chi contravviene alle regole.

Esistono studi secondo i quali una centrale a olio di palma emette sostanze inquinanti. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa conterrà l’aria che respireranno quando una di quelle centrali sorgerà a poca distanza da casa loro. Salvo che non si decida che gli interessi di un magnate o di un soggetto locale di entità rilevante per le piccole dimensioni di quella località, ma tutto sommato modesto a livello nazionale, contano più di quelli di centinaia di migliaia di abitanti.

Se fosse così vorrebbe dire che il concetto di democrazia espresso nella Costituzione non ha più valore, che democrazia s’intende: associazione tra soggetti grandi, medi e piccoli che si alleano per un’iniziativa di tipo speculativo. Fregandosene di tutto e di tutti: dei popoli del Terzo Mondo e dei loro concittadini.

Le chiedo, pertanto, di attivarsi per interrompere i lavori di costruzione e di spiegare alla città in un consiglio comunale convocato “ad hoc” come si sia potuto autorizzare, in pieno centro abitato e vicino ad una scuola media (la Puccini) una centrale di 8,7 mega watt quando la confinante Casalnuovo, tramite la sua Amministrazione comunale, ha deciso di chiudere un impianto analogo addirittura di minore potenza rispetto a quello previsto per la nostra città.

Condividi su:

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su MySpace Posta su StumbleUpon Condividi su Reddit Condividi su Delicious Altri...