mercoledì 23 giugno 2010

Un sistema che collassa

Di Vincenzo Barbato

Un gesto coraggioso, un urlo in una stanza buia che distoglie lo sguardo e fa fissare l’ attenzione su un problema di cui si discute poco, il sistema carcerario italiano, un sistema che causa un disagio che non viene compreso da tutti, il carcere di Poggioreale a Napoli ne è la prova, un carcere costruito in piena città già farebbe venire un collasso a qualunque ingegnere, ma questo è l’ assurdità minore, i dati parlano chiaro.
Il sovraffollamento, 2780 unità, a fronte di una capienza massima di 1400 posti, il rapporto guardia penitenziaria-detenuto scivola di notte a 35 su 2780, 1 a 300.
Ingiustizie da parte delle guardie, soprusi e maltrattamenti che non hanno sfogo esterno perché causerebbero ancora più danni, non si rieduca, si spinge ancora più alla violenza, e questo quello che si deduce dalla lettera, ovviamente anonima, di un detenuto che si fa carico di 650 altri suoi compagni, che raccontano delle ingiustizie subite, un giorno stiparono 39 detenuti un una cella di appena 10mq, un detenuto che soffriva di cuore urlava perché stava male, gli appuntati non volevano soccorrerlo e dopo 2 ore dopo essersi provocato lesioni sbattendo al testa sul muro finalmente i arrivarono a prelevarlo, un detenuto dopo aver osato ribadire che aveva altri 10 minuti per il suo colloquio, fu pestato.
Ci sono tanti altri problemi, la situazione sanitaria pietosa, l’ assistenza psicologia quasi inesistente, basti pensare che in tutto il carcere esistono solo 14 educatori, dov’è finito il piano carcerario di Alfano? Dov’ erano le soluzioni che il governo annunciava?
Diversamente a quello che si pensa il carcere come metodo di reclusione non è il modo migliore di riassestare un essere che ha compiuto un delitto, bensì l’ iter educativo che viene praticato in tal struttura. Statisticamente è stato affermato che l’ aumento di solo 1% della disoccupazione aumentano esponenzialmente il numero di furti, omicidi, rapine e reati legati allo spaccio di droga, allora c’è una domanda che mi sono posto, il carcere è la via per sanare e reintegrare una persone nella società? Certamente no, la prevenzione è la metodologia risolutiva, dare lavoro, educare i cittadini dall’ infanzia alla legalità, e al rispetto delle leggi, garantire insomma uno stile di vita dignitoso a chiunque, sono condizioni che non ci sono perché i governi di tutto il mondo non vogliono adottare, in un mondo dominato da aziende, monopoli, corruzione e mafia, parole come democrazia suonano quasi come titolo di un racconto di fantascienza.

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