lunedì 26 aprile 2010

A scuola! Lezioni di Federalismo Scolastico...

di Claudia Ferrara

Tutto ebbe inizio con il decreto Gelmini: la risposta-beffa del governo ai tagli delle cattedre. Il ministro, con due provvedimenti, assicurò a tutti gli insegnanti che nell'anno 2008-2009 avevano avuto un incarico annuale, e poi a quelli che hanno maturato almeno 180 giorni di servizio in una scuola, la possibilità di mantenere il punteggio e di costituire una lista prioritaria per l'accesso alle supplenze brevi. Soldi: neanche un euro. Questi insegnanti - migliaia di persone che in molti casi lavoravano da più di dieci anni - sono rimasti a casa con l'unica consolazione dell'indennità di disoccupazione: circa 800 euro che vanno a scalare col passare dei mesi.
Come se non bastasse, il decreto ha aperto la strada all'intervento delle regioni: da regione a regione sembra di essere in una scuola completamente diversa. I fondi europei in Sicilia sono ancora bloccati, e per i 4 mila precari non è arrivata alcuna risposta. In Lombardia invece esiste un piano territoriale, aiutato dai fondi della regione, ben 15 milioni di euro. Anche se insegnanti e amministrativi lavorano con lettere di incarico, senza alcuna garanzia contrattuale; in Veneto il sostegno al reddito dei precari della scuola è stato attivato attraverso un progetto di formazione, al quale alla fine hanno avuto accesso anche i docenti di ruolo, ma dal quale sono stati esclusi gli amministrativi. In Campania, infine, è stato bloccato un progetto molto simile a quello veneto: avrebbe riguardato circa 6 mila precari con un sostegno di 2.500 euro per un anno di formazione.
Eppure qui leggiamo in un articolo: "E’ la vittoria del federalismo anche in campo scolastico.
Quante volte abbiamo visto insegnanti, dalla inequivocabile parlata meridionale abbandonare la cattedra per averne conseguita una più vicina a casa ?"
E come se tutto ciò non bastasse, il Ministro Gelmini sta elaborando un progetto che potrebbe trovare la sua applicazione già nel 2011: graduatorie scolastiche su base regionale. Questo potrebbe "restituire una stabilità", "senza contare la maggior comprensione che si può avere tra insegnanti e alunni che vivono nella stessa terra".
L'enfasi sul "federalismo" sta facendoci dimenticare il ruolo delle scuole autonome e dello Stato, ruoli diversi, ma concorrenti all'unico obiettivo di far crescere e migliorare l'istruzione e la sua organizzazione, per tutti. Questo provvedimento assomiglia più ad uno spostamento di competenze e poteri sulla scuola, che non ad un effettivo impegno per la scuola. Senza considerare la questione da un punto di vista etico, poiché significherebbe l'ennesima differenziazione all'interno di un paese già di per sè discriminatorio ed intollerante.
Ma, dicono i sostenitori del provvedimento, tutto è fatto per riproporci un'istruzione degna delle tradizioni della nostra Nazione.

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