lunedì 15 marzo 2010

Presentazione del caso Genchi a Napoli

di Claudia Ferrara

Gioacchino Genchi, autore del libro Il caso Genchi è intervenuto per presentare il suo libro insieme a Roberto Fico il 14 marzo a Piazza Bellini; moderava Vincenzo Iurillo, giornalista de Il Fatto Quoitidiano.
Legalità e trasparenza nella politica sono state le parole chiave degli interventi di Genchi.
L’autore del libro parla della Campania e della situazione politica attuale: secondo lui Luigi De Magistris «doveva essere costretto a candidarsi in Campania dal partito perché l'emergenza in Campania imponeva la candidatura, che sarebbe stata vincente, e ove avesse perso, [...] avrebbe vinto Italia dei Valori e tutto il Centro-Sinistra perché la bocciatura di De Magistris in Campania consentiva all'Italia dei Valori e alla società civile di aprire la querelle all'interno del partito democratico, iniziare a fare la conta su quello che è e deve essere il Partito Democratico, perché l'Italia non può cambiarsi solo con Di Pietro e De Magistris, che sia chiaro, è necessario che la società civile, che il Partito Democratico, che la Sinistra dia un contributo a questo rinnovamento». Le sue parole sono chiare, come quando parla di moralità, per cui non esistono dei minimi e dei massimi, o è bianco o è nero; che fiducia si può avere, si chiede, di un candidato come De Luca, un amministratore pubblico che non ha rispetto per l'ambiente? Il vero problema è questa disponibilità di pesi e contrappesi, per cui anche Berlusconi rispetto a Bin laden o Provenzano è una bravissima persona, perché ha fatto tante cose ma non quelle di Provenzano e Bin Laden. Non è possibile che chi ambisce a governare una regione così grande come la Campania non trovi un’alternativa a De Luca, secondo Genchi. Accettare questi vari compromessi significa infatti incacrenire una piaga, appoggiare questo sistema, farsi controllare attraverso la longa manus del PD, di quello che resta del Partito Comunista, di questa sinistra che ha perso i contatti con operai, lavoratori, di chi va nelle fabbriche, di disoccupati e così via, che non è più la sinistra di eroi che sono morti per questo come Salvatore Carnevale, Placido Rizzotto, Pio La Torre, che hanno veramente fatto la storia di quel Partito Comunista di Enrico Berlinguer e che adesso, «scientificamente e parlamentarmente parlando», dice, è il supporter di questo sistema.
Fico è pragmatico, obiettivo, ma non pessimista: i corsi e ricorsi di questo sistema di potere di cui parla Genchi non sono facili da eliminare, ma con la liberazione si possono cambiare tante cose; la libertà si può raggiungere attraverso il lavoro, la rete, una rete libera come atto di potere. I suoi punti sono chiari: i progetti sono quelli dei cittadini, non del movimento, bisogna combattere contro la privatizzazione dell’acqua, a favore del territorio e dell’ambiente, e soprattutto del cittadino. Quest’aggregazione, questa progettualità dà fastidio, spiega, ma loro non si arrendono e vanno avanti per la loro strada.
Infine, alla domanda su cosa fare alle elezioni, anche Genchi ammette che voterebbe per Fico, che, come mette in evidenza Iurillo, non ha scheletri nell’armadio. E voi avete ancora dubbi su cosa fare?

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